da Deserto
(le sezioni in corsivo sono di Rumi, in carattere normale le mie meditazioni)
30. “Questi sono i segni miracolosi che vuoi: gridare durante la notte e alzarti all’alba chiedendo; che in assenza di ciò che chiedi il tuo giorno diventi nero, il tuo collo sottile come un fuso; che ciò che dai sia tutto ciò che hai, che sacrifichi beni, sonno, salute, la tua testa; che tu sieda spesso nel fuoco come legno di aloe; che tu spesso esca a incontrare una spada come un elmetto malconcio.
Quando le manifestazioni di impotenza diventano abituali, quelli sono i segni.”
Accettare la disperazione, il disorientamento e l’incomprensione consente di vedere i segni. Sono forme altre al digiuno, astinenza e preghiera, pellegrinaggi solitari nella vita, lacerazioni feroci e lente, piccole agonie che ci svelano a noi stessi.
31. “Non mettere nulla che si possa rompere sul mio cammino”
L’ebbrezza mistica devasta in una danza, e così la pulsione che spinge ad agire, la forza delle emozioni e dei sentimenti. Chi si trova sul cammino ne viene travolto: meglio spostarsi.
32. “L’originale è dentro di me: quello che tu vedi è uno specchio”
Di una persona non si coglie che l’immagine riflessa e confusa. L’originale è sempre inattingibile. Così è di Dio; e la sua immagine siamo noi.
33. “Come l’ombra di una rosa, io vivo vicino alla rosa”
Se tu non fossi io non sarei: questo l’uomo rispetto a Dio; questo chi ama rispetto all’amata.
34. “La generosità di Saladino ha acceso una candela nel mio petto. Chi sono dunque io? La sua tazza vuota di mendicante”
Chiedo per lui, sono vuoto per potere ricevere e ricevo per dare, non per conservare. Mi riempio e mi svuoto.
35. “Dio è più vicino a te di te stesso e delle cose che ti accadono. Non c’è bisogno di uscire da sé”
Cercare Dio fuori di sé è come cercare la chiave perduta in casa rovistando in giardino. Ogni risorsa divina sta in noi.
36. “Un fiore bianco cresce nella tranquillità: fa’ che la tua lingua diventi quel fiore”
Cosa sarà della mia parola?
37. “La fragile fiala che ho dentro spesso si rompe. Nessuno stupore se divento pazzo e scompaio per tre giorni ogni mese con la luna”
Quando sento rompersi qualcosa dentro di me, rompersi davvero intendo, fuggo, impazzisco. Forse la luna con i suoi cicli mi destabilizza? Forse noi solitari siamo uomini lupo?
38. “La verità è che tu stai parlando, non io. Io sono il Sinai e tu Mosè che ci cammina sopra. Questa poesia è un’eco di ciò che dici tu”
Una verità profonda. Ciò che è scritto è in realtà specchio del pensiero di chi legge. Chi comprende profondamente un testo è perché già lo conosce in quanto lo riconosce in sé, lo trova, già era suo e ora gli appare svelato, espresso.
Si deve essere grati agli artisti.
39. “Il corpo è uno strumento per calcolare l’astronomia dello spirito. Guarda attraverso l’astrolabio e diventa oceanico”
Il corpo è una porta di accesso allo Spirito: tramite il corpo ci viene svelato l’infinito, strumento bastevolmente piccolo e pratico per riportare alla nostra misura il mistero insondabile dell’universo. Intuizione del divino, intuizione della tenerezza di Dio, accenno di infinito, porta del cielo e degli inferi. Chi si ferma sulla porta non conosce la casa; chi non attraversa la porta non vi entra. Dio è con te quando esci e quando entri, con te sulla porta, sulla soglia, porta delle pecore; Dio si manifesta nella carne per darci il linguaggio dello Spirito.